28 aprile 1945: la liberazione per Monselice

Nel libro “Monselice nella seconda guerra mondiale. Storie di soldati di donne e di partigiani dalla monarchia alla repubblica”,  supportato dalle ricerche d’archivio di Giuliana Desirò – sono raccontate le vicende della liberazione di Monselice dai tedeschi con l’aiuto di numerose testimonianze e documenti ufficiali. Un racconto avvincente che ripercorre la storia di Monselice durante la seconda guerra Mondiale lasciando grande spazio alle vicende dei partigiani che nel 28 aprile 1945, armi in mano, liberarono la nostra città. Ecco la storia della liberazione.

 

Carri armati britannici attraversano l’Adige a Boara Pisani. Tratto dal libro ‘Atlante storico della Bassa Padovana’ curato da Francesco Selmin.

Sabato 28 aprile 1945

Il 28 aprile arrivò la liberazione anche per Monselice, gli americani si avvicinavano. La strada Rovigana era paurosamente deserta, passava solo qualche tedesco che si ritirava in fretta con la speranza di salvare la pelle. Nei campi nessuno più lavorava: voci incontrollate diffondevano la notizia che “gli americani erano a Stanghella, poi al Cason di Solesino….”. L’annuncio era molto verosimile, perché già si sentiva il  rumore metallico dei carri armati pesanti, che avanzano da Stanghella. Tutti gli occhi erano rivolti a sud, in tutte le case si appendevano bandiere bianche, da spiegare al vento appena fossero comparsi gli alleati. Ma tutto si faceva in segreto e con trepidazione di cuore. Nel frattempo i componenti del comitato di liberazione nazionale di Monselice composto da Pogliani Goffredo (Comunista), Masiero Antonio (Demo-cristiano) Simone Leonardo (Partito d’Azione) e Mattei Arturo (Socialista), alle 10 del mattino, prendevano possesso della residenza municipale; all’interno si trovavano solamente il segretario Dal Bosco Francesco e il vice segretario Valerio Antonio: tutti erano fuggiti. Verso le ore 15 un carro armato inglese avanzò dalla strada di Rovigo fino al bivio dell’ospedale, accolto dalla popolazione plaudente. Saputo che Monselice era occupata dai patrioti si allontanò ritornando verso il grosso delle forze. Circa venti minuti più tardi altri carri armati inglesi passarono come in trionfo sulla grande arteria stradale, “salutati come liberatori dopo tanto martirio e tanta passione sofferta”.  Verso le 18, dalla strada di Este, arrivò una potente colonna corazzata, che per la circonvallazione procedette verso Padova.

Si organizza la resistenza armata

I cittadini di Monselice organizzarono subito la resistenza contro i soldati tedeschi che, terrorizzati, transitavano sul territorio comunale nel tentativo di raggiungere la Germania. A mezzogiorno, il primo gruppo di patrioti formò delle barricate in via San Filippo e in piazzale della Vittoria per fermare e disarmare i tedeschi. Alcuni si arresero, altri si aprivano la strada con le armi:  ovunque morti e feriti. Nei vari combattimenti morirono Guglielmo Cesare, Bassan Gaetano, Cerchiaro Armando e tre tedeschi. Rimasero feriti Bozza Bruno, Belluco Ferruccio, Telandro Giuseppe e otto tedeschi. La delibera comunale che ricorda quei momenti cita pure i nomi di alcuni passanti periti accidentalmente per colpi d’arma da fuoco Varotto Ottaviano, Masiero Mario, Sguotti Angelo, Bernardini Carlo e Bernardini Angelo. Le armi sottratte ai tedeschi vennero portate sul piazzale del municipio e subito distribuite a quanti volevano combattere. I partigiani iniziarono ad arrestare coloro che durante la dittatura avevano compiuto soprusi e violenze. In breve tempo le carceri mandamentali contarono ben 173 prigionieri, alcuni dei quali erano stati influenti esponenti del partito fascista, molti chiedevano addirittura di essere incarcerati per salvarsi dal linciaggio. Nelle file dei patrioti militavano anche alcuni personaggi che durante l’occupazione avevano “servito gli invasori, ora invece apparivano rapidamente convertiti e, armi alla mano, si dimostravano molto agguerriti nel contrastare i tedeschi”. L’ex podestà Barbieri venne catturato ad Abano Terme, era seduto sul ciglio della strada, gli puntano una pistola alla tempia, ma non reagì. Venne portato alle carceri di Monselice per essere interrogato. Nel frattempo i contingenti delle armate anglo-americane continuavano a transitare per Monselice dirette a Padova. “La folla li accolse con grida di gioia. I partigiani, con le armi in pugno, i fucili a tracolla, salutavano i militari alleati, sventolando il loro fazzoletto rosso. L’entusiasmo, finora contenuto a causa dei pochi, isolati tedeschi che ancora circolavano in zona, si diffuse rapidamente nelle campagne circostanti. Nelle frazioni e nei territori limitrofi si esponevano drappi bianchi e bandiere sui campanili e alle finestre, per segnalare agli aerei di non bombardare quei luoghi. Il passaggio dell’esercito proseguì per tutto il pomeriggio del 28 aprile, un giorno ventoso e assolato”. Verso sera, dal poggiolo del municipio, il vecchio esattore della Cassa di Risparmio, Goffredo Pogliani e il sacerdote don Aldo Pesavento “rivolgevano parole di compiacimento ai patrioti ed alla folla ammassata sulla piazza, invitando alla concordia ed alla calma”. Luigi Giorio e Cesare Dilani, componenti del comitati di liberazione provinciale  e nazionale iniziarono congiuntamente ad adottare i primi provvedimenti di ordine pubblico.

Il testo del libro è disponibile in PDF al seguente  [clicca qui]

 

Copertina del libro: Monselice nella prima guerra mondiale, edito dal comune di Monselice