Le donne nella Divina Commedia di Ester Besusso

Nella terza Cantica della Divina Commedia Dante presenta tre figure femminili, tre donne “beate”, cui riconosce il merito di averlo sostenuto nel cammino verso la redenzione: Maria, Beatrice, S. Lucia. Sono loro ad intervenire a vario titolo in aiuto dell’uomo che si era smarrito in una selva oscura e a guidarlo fino alla visione di Dio in Paradiso attraverso un percorso di ascesa spirituale, di riconoscimento e pentimento dei propri errori.
Accanto a queste donne, Dante esalta anche altre figure femminili, del Paradiso ma non solo, che tratta con rispetto per la loro vicenda umana e compassione per la loro debolezza e fragilità.
Francesca da Rimini, Pia de’ Tolomei, Piccarda Donati, figure sospese tra cronaca e immaginazione, sono solo alcune delle donne di cui il poeta elogia la sensibilità, mosse dalla forza di quel sentimento che egli riconosce come la forza motrice del mondo: l’amore.
Dante le rende uniche nella dimensione più alta della poesia, dimostrando una perfetta conoscenza del cuore umano e dei suoi più intimi segreti. Riscattandole da quella condizione di subalternità cui le aveva condannate l’epoca in cui erano vissute, si fa antesignano di una considerazione alta e dignitosa della figura femminile, del tutto sconosciuta ai suoi contemporanei.

Sabato 19 giugno 2021 alle ore 12 sui canali social della biblioteca di Monselice

Ester Besusso commenta il III canto del Purgatorio dove si narra la triste storia di Manfredi di Svevia

Nel III canto del Purgatorio Dante e Virgilio entrano in contatto con Manfredi di Svevia. Figlio di Federico II di Svevia e Bianca Lancia. Alla morte del padre, a Manfredi venne affidata la reggenza della Sicilia e dell’Italia meridionale fino all’arrivo del fratellastro Corrado IV dalla Germania. Morto anche quest’ultimo Manfredi mantenne la reggenza al posto del figlio dell’imperatore, Corradino, troppo giovane per regnare. A causa di ciò, egli entrò in conflitto con la Chiesa per il dominio del regno di Napoli che il papato considerava come proprio feudo, in quanto, il papa Innocenzo IV , essendo tutore di Corradino, era il legittimo erede di tale possedimento. Manfredi fu così scomunicato e la lotta con la Chiesa ebbe inizio. Solo con l’intervento di Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia, Manfredi venne sconfitto e ucciso nella battaglia di Benevento. Dante lo colloca nell’Antipurgatorio e ne fa protagonista del III canto della II cantica. Dopo che i due poeti hanno incontrato le anime dei morti in contumacia sulla spiaggia del Purgatorio, una di queste si fa avanti e chiede a Dante se lo abbia mai visto. Quest’ultimo lo osserva e lo descrive come un uomo biondo, bello e di aspetto nobile, con un ciglio diviso in due da una ferita. Dopo che Dante ha negato di conoscerlo, l’anima mostra una piaga sul suo petto e si presenta come Manfredi. Una volta presentatosi egli chiede a Dante di comunicare alla figlia Costanza che è salvo: afferma infatti di essersi pentito in punto di morte dei suoi orribili peccati. Attraverso la collocazione in Purgatorio di Manfredi e il decoro della sua figura e della sua dinastia Dante vuole inviare al lettore più messaggi. Innanzitutto, Manfredi incarna il perfetto cavaliere, espressione di quella cortesia le cui norme per Dante rappresentano il più alto codice di comportamento civile: è bello, prode, di nobile discendenza e nobile d’animo. Dante si servì di Manfredi, “nepote di Costanza imperadrice” ,anche per onorare la dinastia sveva portatrice dell’idea di impero che per il poeta è l’ideale di ordine, giustizia e unità. Infatti Manfredi non nomina il padre, nel nome del quale ha pur combattuto e riportato le due ferite mortali, poiché dannato tra gli epicurei, nomina invece, con una significativa scelta “patrilineare”, la madre di Federico, beata in Paradiso, quasi a rammentare la sacralità storica dell’Impero. Infine, la salvezza di Manfredi, scomunicato e marchiato dalla storiografia guelfa dei delitti più orrendi, è un monito sia all’intransigenza della Chiesa, che tendeva a porre la propria legge al di sopra della misericordia di Dio (orribil furon li peccati miei; ma la bontà infinita ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei), sia alle superficiali congetture della gente comune, facile a dimenticare l’interiorità della coscienza, dove avviene il pentimento, e a pronosticare la collocazione ultraterrena solo sulla base del comportamento esteriore

Dante, attraverso la figura di Manfredi, mostra con un esempio clamoroso e inatteso come la giustizia divina segua vie imperscrutabili e possa concedere la salvezza anche a un personaggio «scandaloso» come il re siciliano, morto di morte violenta dopo essere stato scomunicato e colpito da una violenta campagna diffamatoria della pubblicistica guelfa. Il suo caso si collega a quello, altrettanto sorprendente, di Catone l’Uticense custode del Purgatorio, nonché alla salvezza del poeta pagano Stazio e dell’imperatore Traiano che Dante incontrerà tra i beati del Paradiso.

 

 

 

Lunedi 14 giugno 2021 sui canali social della biblioteca

L’Associazione ‘Liricamente’ di Monselice onora Dante con un video dedicato

L’Associazione monselicense ‘Liricamente’ (istituita nel 2006 su iniziativa di Daniele Nuovo e di alcuni soci fondatori che si prefigge di promuovere la riscoperta della grande tradizione e passione popolare per l’opera lirica) partecipa alle iniziative per il centenario dantesco con una videoconferenza:

CON LICENZA DEL GRAN PADRE DANTE

nella quale ricorda Dante e i suoi personaggi nella commedia e nella tragedia dell’opera lirica italiana. Video-conferenza e ascolti guidati da Gianni Schicchi di Giacomo Puccini. Ideazione e conduzione Daniele Nuovo. Riprese e montaggio audio-video Pietro de Fazio 

 

 

Maggiori info sull’associazione  http://www.associazioneliricamente.it/

 

L’Ulisse dantesco commentato da Ester Besusso

 

Domenica 23 maggio 2021 la dott. Ester Besusso, per ricordare anche nella nostra città i 700 anni della morte del sommo poeta Dante Alighieri, commenterà il XXVI canto dell’inferno dove si trovano i consiglieri di frode le cui anime sono avvolte da una fiamma perpetua. Tra questi, Dante e Virgilio incontrano Ulisse, reo di aver trascinato nel suo “folle volo” anche i suoi compagni di viaggio. La videoconferenza sarà disponibile dalle ore 8 di domenica 23 maggio 2021 sui canali social della biblioteca e in questa pagina

Personaggio della mitologia classica,  protagonista dei poemi omerici e in particolare dell’Odissea a lui dedicata. Dante non conosceva il testo originale dei due poemi e ha quindi appreso la storia di Ulisse da qualche tardo volgarizzamento o rimaneggiamento, da cui proviene l’episodio narrato dal personaggio che è totalmente estraneo alla tradizione classica.

Dante lo colloca fra i consiglieri fraudolenti dell’VIII Bolgia dell’VIII Cerchio dell’Inferno, dedicandogli buona parte del Canto XXVI. Il poeta nota che una delle fiamme in cui sono avvolti i dannati ha due punte e ne chiede spiegazione a Virgilio. La guida risponde che dentro di essa sono puniti Ulisse e Diomede, colpevoli di aver escogitato l’inganno del cavallo di Troia, di aver smascherato Achille a Sciro, nonché di aver compiuto il furto del Palladio. Dante manifesta il desiderio di parlare con Ulisse e Virgilio acconsente, a condizione però che sia lui a rivolgersi a loro in quanto, essendo greci, potrebbero essere restii a parlare col discepolo. Il poeta latino chiama i due dannati e invita uno dei due a spiegare come e quando morì, quindi il maggior corno de la fiamma antica inizia il suo racconto.
Ulisse narra che dopo aver lasciato la dimora di Circe non volle tornare coi suoi compagni a Itaca, ma si mise in mare aperto affrontando un avventuroso viaggio. Giunto con la sua nave allo stretto di Gibilterra, limite delle terre conosciute, aveva rivolto ai compagni una orazion picciola per indurli a oltrepassare le colonne d’Ercole ed esplorare il mondo sanza gente. Il folle volo nell’emisfero australe, completamente invaso dalle acque, era durato circa cinque mesi, finché la nave era giunta in vista del monte del Purgatorio. A quel punto si era levata una terribile tempesta, che aveva investito la nave di Ulisse e l’aveva fatta colare a picco, causando la morte dell’eroe e di tutti i suoi compagni.

L’intervento della dott. Besusso è diviso in due parti:

Parte: ‘L’Ulisse nell’inferno dantesco’, collocato da Dante nell’ottavo cerchio dove vengono puniti i consiglieri fraudolenti ossia condottieri e politici che non agirono con le armi e con il coraggio personale, ma con l’acutezza spregiudicata dell’ingegno;

 


2° Parte: ‘Il mito dell’Ulisse dantesco’ dove viene commentata la straordinaria fortuna letteraria di Ulisse, sicuramente uno dei personaggi più conosciuti della Divina Commedia. Alcuni versi sono diventati famosissimi e fanno parte della nostra cultura nazionale.

Un grazie alla prof. Ester Besusso

 


ESTER BESUSSO COMMENTA IL III CANTO DEL PARADISO

Amici della biblioteca di Monselice questa mattina continuiamo con le iniziative per il centenario dantesco Ester Besusso commenta il III canto del Purgatorio dove si narra la triste storia di Manfredi di Svevia il figlio di Federico II. Un passo importante della divina commedia.  Dante, attraverso la figura di Manfredi, mostra con un esempio clamoroso e inatteso come la giustizia divina segua vie imperscrutabili e possa concedere la salvezza anche a un personaggio «scandaloso» come il re siciliano, morto di morte violenta dopo essere stato scomunicato e colpito da una violenta campagna diffamatoria della pubblicistica guelfa.

 

La Divina Commedia di Roberto Valandro

Nel 2017, dalle pagine del ‘Corriere della Sera’, Paolo di Stefano propose di dedicare una giornata annuale all’esaltazione di Dante Alighieri. L’idea venne subito accolta con entusiasmo, si decise l’evento, fissandolo al 25 marzo, ideando pure la giusta denominazione Dantedì, coniata col linguista Franco Sabatini, ricalcando la forma dei giorni della settimana: lunedì, martedì ecc… Io stesso, da buon lettore del ‘Corriere’, mi sentii coinvolto, anche perché, durante le mie ricerche sulle ricche vicende municipali, mi ero ripetutamente imbattuto con personaggi presenti nella Divina Commedia, per esempio l’imperatore Federico II o Ezzelino III da Romano e, addirittura, un concittadino, Jacopo da Sant’Andrea, figlio di Speronella Delesmanini e Olderico Fontana, che si proclamava discendente dalla famiglia del vescovo martire Sabino, patrono medievale con s. Giorgio del Mons Silicis.

Pensando poi all’avvicinarsi del settimo centenario dalla morte del sommo poeta, avvenuta a Ravenna nel 1321, cominciò a balenarmi l’idea di approfondire quelle prime tracce e così, lavorando sodo per circa un anno, ho predisposto un’opera storico-narrativa intitolata (forse con un po’ di presunzione di cui chiedo venia) Monselice e Dante. Peregrinando tra le Cantiche della Divina Commedia. Dovrebbe uscire dalla tipografia tra maggio e giugno, illustrata dalle magistrali tavole disegnate e scolpite da Jone Suardi, un’artista nata all’ombra della Rocca e di chiara fama. [ Roberto Valandro ]

Fuga di Dante da Firenze

La biblioteca di Monselice ha incaricato il prof. Roberto Valandro di organizzare delle conversazioni sulla Divina commedia che si concretizzeranno in 6 video da vedere nei canali social della biblioteca. L’evento trae spunto dalla sua opera in stampa dal titolo ” Monselice Dante e non solo. Peregrinando tra le cantiche della divina commedia. Il programma prevede 6 puntate che si svolgeranno nell’ordine sotto indicato, disponibili anche nella pagina FB della biblioteca

1° Conferenza online

La Divina Commedia: un’autoesaltazione culturale, politica e teologica-religiosa

 

2° Conferenza online

 Dante Alighieri fedele di Santa Lucia

 

3° Conferenza online

 Il Veneto e Padova nella Divina Commedia

 

 

4° Conferenza

4) Federico II ed Ezzelino III da Romano: la condanna e il riscatto

 

5  Conferenza

5) Jacopo da Sant’Andrea: un monseliciano all’inferno

 

6° Conferenza

6) S. Francesco d’Assisi e S. Domenico da Guzman: due santi in paradiso

Iniziative per l’anno dantesco

Dante Alighieri, uomo dell’anno
Nel 2021, si ricordano i 700 anni della morte di Dante, la sua composita personalità e la sua straordinaria opera. www.dantemania.it
A sette secoli dalla morte il Sommo Poeta sarà la stella del 2021. Intanto “Il Venerdì”, in edicola eccezionalmente fino al 7 gennaio, ripercorre il cammin della sua vita. Da Firenze a Ravenna
“Uomo dell’anno 2021”, in perfetto stile Time, è Dante Alighieri, di cui ricorreranno i sette secoli dalla morte, che verranno celebrati in pompa magna (Covid permettendo) in tutto il Bel Paese. Marco Cicala, insieme al popolarissimo storico Alessandro Barbero, passeggiando nel chiostro fiorentino di Santa Croce ha cercato di capire aldilà del mito che tipo di uomo fosse Dante: lo ha fatto partendo da un non piccolissimo particolare, ovvero dal suo naso (era davvero adunco come lo hanno sempre dipinto?) per arrivare all’amore (ma Beatrice l’ha poi incontrata?). Mentre Nicola Mirenzi è andato nell’altra città del Sommo, quella dell’esilio, Ravenna, per scoprire quanto i romagnoli tengano al Divin Poeta, e non da oggi.
Sempre su questo numero salutiamo l’anno orribile che ci stiamo finalmente lasciando alle spalle con una lunga carrellata di immagini: sono quelle in tema coronavirus create dai writers di tutto il mondo. Un modo per dire che del terribile virus hanno parlato anche i muri, sperando che quei magnifici disegni si trasformino presto in sbiaditi ricordi.