Giovanni Belzoni. Alla scoperta dell’Egitto perduto

BICENTENARIO DELL’APERTURA DELLA PIRAMIDE DI CHEFREN

Sabato 9 giugno 2018, alle ore 17.30, alla Loggetta – in occasione del bicentenario dell’apertura della piramide di Chefren – sarà presentato il libro di Alberto Siliotti “Giovanni Belzoni alla scoperta dell’Egitto perduto” nel quale viene raccontata l’affascinante avventura dell’archeologo padovano. La mamma di Giovani Belzoni abitava a Monselice nell’omonima via che ancora porta il suo nome.

Giovanni Battista Belzoni

La rimozione della sabbia davanti al tempio di Ramesse II ad Abu Simbel: Belzoni penetrò all’interno il 1° agosto 1817

Il trasporto del busto del Memnone disegnato da Belzoni stesso (Six New Paltes, II)

Belzoni penetra nella camera sepolcrale della piramide di Chefren il 2 marzo 1818 (Plates, XII)

Il sarcofago di Sethi I è decorato con una versione copleta del Libro delle Porte (Londra, Sir John Soane’s Museum)
Giovanni Battista Belzoni, padovano nato nel quartiere del Portello (1778 – 1823), è figura affascinante legata alla scoperta dell’Egitto. Figlio di un barbiere, curioso e intelligente, fin da giovane Belzoni si sente imprigionato da orizzonti troppo stretti. Decide così di lasciare Padova per approdare, dopo diverse vicissitudini, in Inghilterra, dove intraprende la carriera teatrale grazie a una statura straordinaria e a una notevole prestanza fisica. Nel 1815 arriva in Egitto e qui resta ammaliato da quell’antica, quanto allora poco conosciuta, civiltà millenaria. Come un Indiana Jones ante litteram, Belzoni intraprende tre viaggi lungo il Nilo per esplorare quel mondo sconosciuto. Scopre così luoghi e monumenti che oggi sono meta abituale dei viaggi turistici: a lui si deve il disseppellimento del grande tempio roccioso di Abu Simbel, la scoperta della magnifica tomba del faraone Sethi I e l’ingresso nella piramide di Chefren, allora ritenuta impenetrabile e priva di accessi. Molti dei reperti egizi rinvenuti da Belzoni sono ora conservati al British Museum di Londra: esemplare il “giovane Memnone” con le sue 7 tonnellate di peso. Ma anche il Museo Archeologico di Padova può vantare alcuni pezzi straordinari, dono dell’esploratore alla sua città natale.
Nel libro di Siliotti tutte le avventure belzoniane sono ripercorse e riccamente illustrate: un invito a conoscere un personaggio straordinario, la cui vita “fuori dagli schemi” ha finito per ispirare il mondo del cinema.

Alberto Siliotti

Alberto Siliotti, giornalista e scrittore, lavora in Egitto dal 1988 ed è membro dell’Egypt Exploration Society e dell’Egyptian Geographic Society. Ha  pubblicato numerosi libri sulla civiltà faraonica tra cui ricordiamo “Egitto. Templi, Uomini e Dei”, “La riscoperta dell’antico Egitto”, “La tomba di Nefertari e la Valle delle regine”. Ha diretto numerose missioni ripercorrendo e documentando gli itinerari di Belzoni del quale ha curato per il British Museum la prima edizione critica illustrata del suo giornale di viaggio.

I legami del  Belzoni con  Monselice

Tra il 1819 e il 1820 la madre del celebre egittologo G. B. Belzoni ha risieduto nel Palazzo delle due scale a Monselice. La donna, costretta a frequentare, per motivi di salute, i fanghi a Battaglia Terme scelse la cittadina monselicense come residenza e con molta probabilità anche il figlio ha soggiornato nel medesimo luogo, come testimonia la lapide presente tutt’oggi nella città.

Casa della famiglia Belzoni nella città di Monselice (PD) – Palazzo delle due scale

Palazzo delle due scale oggi
Lapide di Belzoni a Monselice

(Editor Stefania Vitale)

 

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