Il primo libro per la monselicense Irene Lorelai Visentin (10 ottobre 2020)

 

La presentazione del libro :’ I tredici ‘ della giovane scrittrice  Irene Visentin avrà luogo sabato 10 ottobre 2020 alle ore 16 presso il museo San Paolo di Monselice. Colloquierà con l’autrice Pietro Merlin. Prenotazioni presso la biblioteca comunale o tramite mail infolibri@comune.monselice.padova.it

In collaborazione con l’associazione Lapis e libreria  Fahrenheit di Monselice

Il 7 agosto 2020 abbiamo intervistato la scrittrice monselicense Irene Lorelai Visentin sul suo primo libro,  I Tredici , che ci ha presentato in esclusiva per la biblioteca di Monselice.

– Complimenti, scrivi molto bene! Perché ami tanto il colore arancio?

I.: Oh! Qualcuno che si è accorto dell’ arancio! In realtà la mia gamma di colori preferiti è quella fredda. Adoro il verde, il blu, l’azzurro. L’arancio si è manifestato scrivendo: mi sono accorta che tornava spesso: con la felpa, con la luce… c’era sempre questo arancio. Penso che in realtà sia quasi quella vena ottimista che credevo di non avere, sepolta sotto i miei colori freddi. In realtà c’è questo senso di calore e questa vena calda in tutti, nonostante i miei racconti siano crudi e glaciali.

– Cioè dà un tono di calore ai tuoi racconti?

I.: Si, può darsi.. Questo senso di calore e colore sta ad indicare che c’è del buono e del bello anche in ciò che ci appare cupo, crudo e difficile. Inoltre ci sono dei toni di arancione sui (tramonti) dei colli Euganei che io non ho visto in nessun’altra parte. Forse è pure questo che mi è rimasto impresso…

– Scrivi racconti brevi. Sei la seconda monselicense che usa questa formula. Questa è una formula letteraria molto utilizzata. Permette all’autore di concentrare l’attenzione su alcuni temi non legati tra loro. Come hai scelto questa formula?

I.: I primi sono nati come esperimento per vedere cosa ero in grado di fare senza limitazioni, lasciando scorrere tutto quello che mi veniva in mente. Poi non sono più riuscita a smettere di scrivere perchè la scrittura si è rivelata una necessità. In effetti ho visto che c’era comunque un filo conduttore sottoforma di amore in quelle strutture così crude. A me è servito tanto per analizzare e isolare delle specifiche sensazioni. Ogni racconto si concentra su un tipo di sensazione e di situazione, ovviamente poeticizzati e portati all’estremo, ma si tratta di sentimenti che viviamo, proprio quelli che ci spaventano di più. Vorremmo essere tutti carini e gentili, e invece….

– Entrando nel dettaglio ogni racconto ha qualcosa di magico e terribile: ogni protagonista ha un suo disegno da compiere. Come hai scelto questi personaggi? E come mai compare sempre il simbolo della morte e del magico?

I.: Fin da bambina sono sempre stata attirata dal genere fantasy, folletti streghe e draghi. Crescendo, mi sono appassionata al Signore degli Anelli, alla saga di Terry Brooks, che comnicia a tingersi di toni molto oscuri. Nemmeno il Signore degli Anelli è una favola perchè ha in sè molta morte e oscurità. Credo di avere un’indole cupa e sicuramente dove ho vissuto ha contribuito.

Monselice è un luogo particolare. Una mia amica trevigiana mi aveva detto che immaginava fossi cresciuta in un luogo tipo Sleepy Hollow. Monselice, da città medievale, lascia molto immaginare dal punto di vista di magia, oscurità. Ad esempio ci portano a vedere gli scheletri dei martiri sin da bambini dentro la chiesetta di San Giorgio.

Secondo me c’è tanto di questa parte mistica e mortifera a Monselice ed è nella nostra tradizione cattolica il martirio, i morti, il crocifisso che abbiamo ovunque e la Fiera dei Santi. Quindi sono cresciuta in questo ambiente, pur avendone già di mio l’indole. Soprattutto in questo periodo c’è molta paura della morte. Una volta era accettata e vissuta come parte della vita. Io ne ho molta più paura di quello che credo e questo è un modo per affrontarla. La morte non è solo la fine della vita ma è un modo per chiudere e ripartire infatti nei miei racconti c’è molto di questo.

– E’ un tema in voga: ci sono tantissimi libri (come alcune saghe del nord Europa) che stanno arrivando sul genere horror già suddiviso in tante sottocategorie. Stai seguendo questo filone?

I.: Ho letto abbastanza in passato. Adesso mi sono voluta allargare su altre cose. Non è che lo seguo ma sicuramente una traccia c’è. Il mio padre letterario è Landsay, un dissacratore della morte per il suo essere violento ed estremamente divertente allo stesso tempo.

– Perchè un giovane di vent’anni dovrebbe leggere il tuo libro?

I.: Perchè ci ritrova molta gioventù, passioni che si vivono soprattutto nei vent’anni o in adolescenza ma che nessuno riesce a spiegare bene. Secondo me sono emozioni che mi sono arrivate dalla gioventù e che ho sempre un pò schiacciato perchè molto forti, soprattutto amore, paura, possesso, ossessione. Così si può trovare un po’ di sè ed è quello che spero.

– Drammatizzare la realtà allora?

I.: Anche. E scoprire che non si è da soli perchè mi sono sentita molto sola in certe situazioni e sensazioni quando ero molto giovane. Trovare nei libri qualcosa di simile a me mi ha dato molto speranza e vorrei trasmetterla soprattutto i ragazzi giovani.

– Che lavoro fai?

I.: Io sono guida al castello di Monselice.

– Quindi hai conosciuto i fantasmi…

I.: Ho incrociato qualcosa, mi hanno fatto qualche manifestazione, poco rispetto ad altri che hanno avuto esperienze più importanti però ho visto una tenda spostata, l’ombra quando dovevo chiudere una porta e non c’era nessuno all’interno, ho vissuto le mie cose (paranormali)….

– Anche questo è stato una fonte d’ispirazione?

I.: Sicuramente, nel castello c’è tanto di parte oscura monselicense, quella parte medievale di mistero.

– Scrivi molto bene perchè usi frasi molto corte rendendo quello che scrivi di facile lettura e dando un’interpretazione anche psicologica di come descrivi gli oggetti. Dove vuoi arrivare?

I.: Mi piacerebbe essere una scrittrice.

– Quindi il tuo libro è autoprodotto? Chi ti ha prodotto questo libro?

I.: Me l’ha prodotto Segreti in Giallo, una collana nata molto recentemente di Rosa Caruso e Maria Grazia Porceddu di origini campane. E’ una collana dedicata all’horror, al thriller e al giallo che si sta dando molto da fare.

Uno scrittore con cui collaboro fatalmente ha letto il mio libro e mi ha suggerito di propormi; ridendo e scherzando ha mandato lui il manoscritto, reputandolo valido. Alla casa editrice è piaciuto e me l’ha prodotto. Quando ci manca il coraggio ce lo danno gli altri.

-Spero che tu possa anche abbracciare una letteratura senza morti, quella dei sentimenti.

I.: Ci proverò.

– Rielabori, modifichi i tuoi scritti? O arrivano di getto?

I.: Arrivano di getto, bado poco all’editing successivo, magari sistemo la sintassi ma i racconti nascono fedeli a come sono pensati. Li ho scritti a mano essendo spesso in giro, e poi ricopiati, senza mai apportare grandi modifiche.

– Complimenti! Spero di vederti a Monselice Scrive e ti dedicheremo un pomeriggio in cui ti presenterai alla città.