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La biblioteca di Monselice raccoglie l’eredità del Gabinetto di Lettura, istituito a Monselice il 1° giugno nel 1857 [alcuni 1956] “per chi di utili ed amene letture gode pascere l’intelletto ed il cuore…”, racconta uno dei soci fondatori, l’abate Francesco Sartori, nel suo libro intitolato Fra Gontarino. La costituzione della nuova associazione fu un avvenimento certamente importante per la città che poteva, da quel momento, contare su un nucleo di persone in grado di animare la vita culturale monselicense. Tra i più attivi protagonisti troviamo l’abate Stefano Piombin nominato il 24 gennaio 1858 conservatore perpetuo del costituendo Museo che custodiva alcuni lapidi romane rinvenute nel territorio circostante. Inizialmente i soci erano 62 coordinati da monsignor Evangelista De Piero, che assunse la carica di presidente. La carica di bibliotecario fu affidata all’avvocato Antonio De Pieri, quella di amministratore del sodalizio fu assolta da Don Sartori Francesco. Vice Bibliotecario fu Gottardi Don Giovanni, il cassiere Faccioli Don Luigi, il segretario Bertana Felice, consiglieri Pertile Giovanni e altri due cittadini. Il Clero era largamente rappresentato e fu sicuramente il principale sostenitore. La sede del nuovo sodalizio fu individuata in un edificio di proprietà Regazzoni, situato nella parte nord dell’attuale piazza Mazzini.
Nei primi anni di attività i soci erano tenuti a versare una quota di iscrizione che serviva soprattutto per l’affitto della sede mentre la rimanenza era impegnata per l’acquisto di libri e giornali. Nel 1868 il Gabinetto nominò come conservatore a vita l’abate monselicense Stefano Piombin nella speranza che quest’ultimo lasciasse in eredità al nuovo sodalizio il suo museo costituito da lapidi, monete, medaglie e pergamene.
Nel 1867 il Gabinetto di lettura venne a trovarsi in gravi difficoltà economiche dovute alla progressiva diminuzione dei soci iscritti tanto che la giovane istituzione non era in grado di continuare l’azione culturale intrapresa, anzi “non solo non può sperare in un incremento, ma si deve temere per la sua stessa esistenza” precisava uno dei soci fondatori in una lunga relazione trasmessa dalla Presidenza al Comune. L’Amministrazione comunale, valutando l’utilità che la nuova istituzione bibliotecaria poteva avere per la città di Monselice, offrì il proprio aiuto. Nell’accordo sottoscritto subito dopo si stabiliva che tutti gli oggetti del Gabinetto di Lettura diventassero di proprietà comunale, pur mantenendone la società il possesso e l’uso. In cambio il Comune finanziava le spese di gestione e metteva a disposizione gratuitamente una nuova sede. Tali disposizioni furono precisate in un’adunanza tenutasi il 12 settembre 1867 tra la Giunta Municipale e la Presidenza del Gabinetto di Lettura durante la quale furono fissati ben 24 punti d’accordo. In applicazione agli accordi sottoscritti nel 1867 il Comune concesse in uso alla giovane istituzione culturale i locali dell’ex palazzo Pretorio appena restaurato. Al pianterreno un capace atrio (in cui prese posto un piccolo Museo lapidario) da cui una larga scala a due rami conduceva al piano superiore costituito da un’ampia e magnifica sala denominata Sala delle Assemblee, (poi Sala Garibaldi) e da altri locali ad essa sala annessi. In questi ultimi locali nel 27 agosto dello stesso anno 1867 il Gabinetto di lettura trasferì la sua sede. Il patrimonio librario del Gabinetto era costituito, in maggior parte, dai volumi provenienti dalla chiusura delle biblioteche dei monasteri locali e in particolare dal convento di San Giacomo. Sappiamo infatti che il 17 ottobre 1866 il convento francescano venne soppresso e il suo patrimonio librario fu in parte disperso o abbandonato. La triste situazione della biblioteca di San Giacomo non sfuggì all’Amministrazione Comunale di Monselice che nella seduta del 23 marzo 1869 deliberò, grazie a precise disposizioni di legge, la devoluzione della libreria claustrale, comprendente libri a stampa e manoscritti al Gabinetto di Lettura. Precisa il Mazzarolli su questo argomento che: “esisteva a quel tempo una biblioteca comunale costituitasi, in gran parte, se non proprio per intero con opere provenienti da conventi locali soppressi dalla Serenissima Repubblica nel 1779 (S. Stefano, S. Francesco) o da Napoleone I. Tale biblioteca, che giaceva quasi abbandonata, con le opere ammassate in varie casse, veniva affidata al Gabinetto di Lettura, che costituiva il luogo di raccolta di quanto di meglio contava intellettualmente allora la Città ed aveva carattere politico nettamente ostile al governo austroungarico”. Nei primi anni di vita, l’attività del Gabinetto era rivolta ai ceti più abbienti. I soci erano circa una quarantina e quasi tutti appartenevano al partito liberale moderato, ma pochi frequentavano la sala di lettura. La maggior parte accedeva ai locali per leggere i giornali e le riviste mezz’ora prima dei pasti, commentavano in modo sarcastico i giovani di quel tempo che chiedevano con sempre maggiore frequenza “lo svecchiamento del Sodalizio per riportarlo alla sua vera essenza di istituto di cultura per la generalità dei Cittadini”.
Non mancarono in quel tempo iniziative collaterali. Singolare è stata quella di Lucia Greggio che nel maggio 1880 tentò di istituire una società per la diffusione di amene ed oneste letture con l’obbiettivo di offrire ai giovani libri che non “siano d’inciampo nè per la religione, nè per la sana morale”. In un volantino pubblicitario la signora Lucia precisa che la società disponeva di di “utili e dilettevoli romanzi, di vari libri classici, di storia, di ascetica e vite di santi”.  Non sappiamo se la proposta ebbe successo, ma l’iniziativa merita comunque d’essere ricordata.
Revisione dello statuto del Gabinetto
Finalmente nel 1902, dopo molte resistenze e con qualche stratagemma, lo statuto fu rivisto, in senso più popolare, inserendo tra i compiti del Gabinetto di Lettura anche quello di organizzare conferenze, concerti e rappresentazioni teatrali per tutta la popolazione a testimonianza di come le istanze di nuove aperture culturali fossero sentite dalle giovani generazioni. Il responsabile del rinnovamento statutario è stato l’avvocato Celso Carturan che ricoprì la carica di Vice Presidente del Gabinetto dal 1902 al 1911 e successivamente quella di Presidente per molti anni. Collaborarono inoltre attivamente nell’opera di adeguamento del Gabinetto di Lettura alle “nuove esigenze della vita sociale” monselicense anche il futuro sindaco del comune di Monselice Alvise Tortorini e Angelo Galeno: quest’ultimo qualche anno dopo ricoprì la carica di deputato al parlamento Italiano. In questo periodo la giovane istituzione culturale operò con rinnovato vigore acquistando nuovi libri, giornali e riviste. Per dare nuovo impulso alle attività culturali furono realizzate numerose iniziative in stretta collaborazione con il locale “Circolo di cultura” il quale operava in stretto contatto con le università popolari delle Venezie. In riconoscimento di tale meritoria attività il ministero della Pubblica Istruzione assegnava nel 1910 al Gabinetto di Lettura la medaglia d’oro di benemerenza. La Monselice-bene esprimeva se stessa attraverso il Gabinetto di Lettura risorto nel ’23 sotto il presidente dottor Giuseppe Carleschi con duecento soci e una quarantina di abbonamenti a pubblicazioni periodiche, in quel primo anno organizzò tre conferenze sulla storia locale, con Main, l’archeologo Adolfo Callegari e il preside don Simionato. Conferenze e concerti – una quindicina all’anno caratterizzarono l’attività del sodalizio passato nel ’25 sotto la presidenza dell’ex popolare Giuseppe Trevisan il quale organizzò una serie di conferenze di impronta più squisitamente politico-patriottica. Al Trevisan successe prima Antonio Verza e poi nel 1927 l’avvocato Celso Carturan.
Negli anni successivi, sempre della presidenza Carturan, il sodalizio entrò in crisi sia come numero di iscritti, sia come iniziative, anche se tre o quattro conferenze sui temi della guerra e del colonialismo vennero tenute ogni anno. La partecipazione alle serate si fece più debole e Mazzarolli, nel tentativo di ravvivare l’istituzione, iscrisse d’ufficio tutti gli aderenti all’Opera Nazionale Dopolavoro. Quando il pretore Luigi Secco, nel ’34, divenne presidente, il Gabinetto di lettura era in grosse difficoltà. Mancando i soci diminuirono i fondi e si dovettero fare rigide economie sugli acquisti di libri e di giornali. Inoltre vennero limitate le ore di riscaldamento. Col Secco, tuttavia, a poco a poco le iniziative si moltiplicano. Diventano numerose le proiezioni di film a carattere propagandistico e le conferenze inneggianti alle avventure africane e alla civiltà cristiana in espansione. Il Gabinetto di Lettura si improvvisa per l’occasione editore pubblicando un lavoretto di Main sul Montericco. Infine si intensificano i concerti cui partecipa spesso, come pianista, la moglie del podestà. Nel 1937-38, dopo la parentesi della presidenza di Oreste Trivellato, il Gabinetto passa nelle mani di Aristotele Brandelli, impiegato comunale. Ma l’attività culturale era svolta dalla casa del fascio inaugurata nel ’35 e dotata di una sala teatrale, di un buffet, di una piccola biblioteca, di un campo per il gioco delle bocce e di un campo da tennis, ospitava pure, in apposite stanze, le sedi di tutte le associazioni sindacali sportive e politiche legate al regime. Dopo anni d’intensa attività, nel 1939, il Gabinetto di Lettura decretava il proprio scioglimento. Nella relazione che giustificava la chiusura della società si sottolineava che “con il passare degli anni è venuto a mancare uno degli scopi ritenuti essenziali, quello culturale e ricreativo oggi realizzati da altre istituzioni”. Al suo posto, il podestà Annibale Mazzarolli istituì la Biblioteca civica. Le persone delegate dal Podestà alla sovrintendenza della Biblioteca Comunale furono Brandelli Luigi Aristotele – Segretario, Robba Stefano – Bibliotecario mentre la Prof. Turolla Vicenzina fu delegata alla scelta dei libri e pubblicazioni. Durante l’ultimo periodo bellico il Gabinetto di Lettura subì danni gravissimi in seguito all’occupazione della sede da parte delle truppe tedesche. Numerosi volumi furono distrutti, mentre l’arredamento andò in gran parte perduto.