Monselice scrive 2017 – Programma completo

Partirà sabato 14 gennaio 2017 la 13^ edizione di “Monselice scrive: una città, i suoi libri, i suoi scrittori”, promossa dall’Assessorato alla Cultura con l’obiettivo di segnalare e promuovere scrittori e poeti monselicensi. Anche quest’anno sono numerosi i nuovi libri che andranno ad arricchire le nostre conoscenze culturali cittadine,  segno questo di un rinnovato vigore letterario che ci onora e ci incoraggia nel sostenere una manifestazione che si prefigge, tra l’altro, di instaurare un dialogo con la ‘Monselice’ che ama i libri e il confronto delle idee.
Quest’anno abbiamo inserito due autori non monselicensi: il veneziano Marco Franzoso e il padovano Andrea Molesini con l’obiettivo di allargare gli orizzonti culturali dell’iniziativa che sarà seguita nei prossimi mesi da una specifica manifestazione che proporrà altri scrittori a livello nazionale, coordinata direttamente dalla Libreria Fahrenheit.
Tra le dieci opere in programma ci preme segnalare il primo studio sulla celebre fabbrica delle ‘Bambole Franca’, che contribuì alla prima industrializzazione della nostra città occupando centinaia di monselicensi che trovarono sotto i suoi capannoni una valida alternativa al faticoso lavoro dei campi. Si svilupparono nei primi anni ’70 del secolo scorso, grazie all’impulso dei fratelli Cascadan, il lavoro a domicilio, quello femminile e con essi anche le prime lotte sindacali. Siamo sicuri che molti monselicensi ritroveranno tra le pagine del saggio antichi ricordi e noi preziose testimonianze per continuare ad approfondire la storia di questa ‘fabbrica’ che ebbe l’onore di lavorare con la famosa Raffaella Carrà.
Dunque non ci resta che augurare buona lettura  a tutti, in attesa della prossima infornata di libri.

Sabato 14 gennaio 2017 – ore 18 – Loggetta
Marco Franzoso, Mi piace camminare sui tetti, Rizzoli  2016.
Dialoga con lui il giornalista del Gazzettino Marcello Bardini
Non puoi crescere senza fare i conti con il passato. E’ la storia folgorante di una famiglia italiana dagli anni ‘80 ad oggi. Su una spiaggia alla foce del Tagliamento, una famiglia come tante trascorre l’estate tra grigliate sotto le stelle, caccia ai granchi in riva, gelati e aranciata fresca. Gianni, il padre, va e viene dalla città; Anna, la madre, passa il tempo sotto l’ombrellone, fa le parole crociate cullata dalla musica degli Abba mentre i figli giocano sul bagnasciuga. È allora che tutto cambia: un attimo, una distrazione, e la vita non sarà più la stessa. Era il 1980. Per Bruno ed Emma quello è stato l’anno brutale, l’anno in cui loro, i figli, si sono ritrovati a raccogliere i cocci di una famiglia distrutta e riempire i vuoti sostenendosi a vicenda, mentre i genitori e il mondo intero andavano alla deriva. Adesso sono grandi, Emma è diventata mamma, Bruno si occupa di impianti fotovoltaici e cammina sui tetti scrutando le finestre dei palazzi di fronte cercando di immaginare la vita delle altre famiglie, quelle felici. Da lassù il passato sembra lontanissimo, ma basta una telefonata per farlo tornare: dopo trent’anni di assenza, il padre in fin di vita vuole farsi perdonare e chiede un’ultima cena intorno al tavolo, “come una famiglia vera”. Con una voce attenta e sensibile, Marco Franzoso racconta attraverso una storia di legami profondi e illusioni infrante un’Italia che cambia all’improvviso. E dove l’unico modo per resistere è stringersi l’un l’altro, nonostante tutto. Per trovare le vie possibili di una riconciliazione tardiva.
Marco Franzoso (1965) è nato e vive in provincia di Venezia. I suoi ultimi romanzi sono Il bambino indaco (2012, da cui è stato tratto il film “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo) e Gli invincibili (2014).

Sabato 21 gennaio 2017 – ore 16 – Loggetta
Gianni Ruzzante. Prima che arrivi l’inverno. Europa edizioni 2016.
Presenta Riccardo Ghidotti.
E’ giovane, Marco. Giovane quanto basta per essere ancora in balia di quelle onde che ti portano verso una direzione e poi ti trascinano in un’altra. E’ ciò che si sente quando il dubbio sulle scelte da fare è ancora forte, quando qualcosa continua a non far tornare i conti, quando c’è inquietudine, incertezza, irrequietezza. Vorrebbe essere come Gregorio, il suo amico che, invece, prende tutto alla leggera….ma non c’è niente da fare. Marco non è così. Marco è molto più profondo, più sensibile e, come una logica conseguenza, anche più triste e malinconico. L’amore che lentamente sboccia per Alessandra, ancor più lentamente ricambiato, è il primo vero raggio di sole nella sua vita. Finalmente l’esistenza inizia a sorridere e la realtà si riempie di colori. Ma succede tutto in un attimo: quando la vita di una donna viene travolta, nel vero senso della parola, dall’auto che Marco stava guidando, il corso degli eventi prende un’altra piega, improvvisa, straziante. La verità rimarrà sospesa nell’aria, così come la speranza, mentre il futuro torna in ombra.
Gianni Ruzzante è nato a Monselice, dove ha trascorso la sua giovinezza, oggi vive a Padova. Ha sempre coltivato la passione della lettura e della scrittura, oltre al suo lavoro di impiegato bancario. Ha pubblicato Luci fittizie (1989) e  Il canto della cicala  (2010).

 

Sabato 28 gennaio 2017 – 0re 18 – Loggetta
Andrea Molesini, La solitudine dell’assassino. Rizzoli 2016
Dialoga con lui il giornalista del Gazzettino Marcello Bardini
Molti anni fa, Carlo Malaguti ha ucciso. Da allora, la pena più dura non è quella che sta scontando nel carcere di Trieste, ma l’ostinato silenzio in cui ha seppellito la propria verità sul delitto, rinunciando persino a difendersi in tribunale. Tra le mura della sua cella sembra aver trovato un riparo dal rumore del mondo che lo aiuta ad affrontare la tenebra che ha dentro di sè. Adesso però Malaguti ha più di ottant’anni e un giudice ha stabilito che deve tornare libero. Ma libero di fare cosa? Di confessare? Di uccidere ancora? Sono queste le domande che non danno pace a Luca Rainer, stimato traduttore sulla soglia critica dei quaranta. I due non si conoscono, ma qualcuno vuole farli incontrare, sapendo che a legarli può esserci molto più di una fervida passione per la letteratura. Entrare nel labirinto fortificato che è la mente di Malaguti è un’impresa ardua: Rainer dovrà mostrarsi degno dei segreti che l’assassino custodisce, battersi contro l’immensità della sua solitudine e provare il sapore acre della paura. Andrea Molesini ha scritto un romanzo di straordinaria ricchezza drammatica e stilistica sulle sfide imposte dalla libertà, sui dispetti del caso, sull’amicizia che ogni giorno va rimessa alla prova, sul nostro insopprimibile bisogno di dare un senso alle cose, e infine sul coraggio di accettare che solo l’emozione resiste.
Andrea Molesini è nato a Venezia nel 1954. Ha scritto i romanzi: Non tutti i bastardi sono di Vienna (2010, vincitore del Premio Campiello 2011), La primavera del lupo (2013) e Presagio (2014), tradotti nelle principali lingue straniere.

 

Domenica 29 gennaio 2017 – ore 10.30 – Loggetta 
Gianni Bellinetti. L’ultimo sogno: quasi un romanzo.  Editreg 2014.
Presenta  Franca Grosso  con alcune letture.
Il protagonista di questo ‘quasi romanzo’, come lo definisce scherzosamente l’autore in copertina, è Carlo, il professore settantenne alle prese con i primi sintomi della decadenza, immalinconito dal tempo che passa inesorabilmente e che lascia intravvedere l’avvicinarsi del traguardo finale. L’unica àncora di salvezza è rivivere, ripercorrere, riassaporare la vita. Ne esce una visione del mondo dolente e pessimista ma bonariamente realista, basata sui ricordi, sull’amore, sull’impegno civile. Ivano Cavallaro, critico letterario del mensile Santo,  ha titolato la sua recensione  “ Sete  di infinito” … intravvedendo , oltre al tema dei ricordi, dell’amore,  della nostalgia, una sofferta  ricerca interiore e la voglia di continuare a sognare”.
Gianni  Bellinetti,  di origini monselicensi,  vive da più cinquant’anni a San Giorgio di Nogaro  in Friuli dove  insegna storia contemporanea all’Università delle terza età di Palmanova.  Ha sempre mantenuto forti legami con la sua Città.  Ha pubblicato negli ultimi anni numerosi libri  non solo di  narrativa  ma anche di saggistica e di ricerca storica.  Attualmente  si dedica al Centenario della Grande Guerra  con una collana di 5  quaderni storici ( 1914 –1918): uno all’anno.

 

Sabato 4 febbraio 2017 – ore 16 – Loggetta
Patrizio Cazzaro. Caporetto storia di una disfatta. Nuova Phromos  2017. Con DVD allegato. Presenta Riccardo Ghidotti.
Quella combattuta fra 1914 e 1918 fu la prima guerra totale delle moderne società industriali. Popolazioni e risorse furono sottoposte a un’eccezionale mobilitazione, e in parti notevoli furono bruciate sugli altari degli scopi di guerra delle diverse nazioni in conflitto. Si può dire che Caporetto fu solo un episodio della più ampia storia della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale. Ma allora si dovrà anche precisare che delle vicende italiane della Grande Guerra e della loro evoluzione, Caporetto rappresentò lo snodo centrale. Inoltre sarà necessario aggiungere che proprio per capire i principali caratteri dell’Italia in guerra risulta necessaria la comprensione di come quel 24 ottobre 1917 avvenne la rottura del fronte italiano e del perché a essa seguì l’invasione di una  parte importante del territorio nazionale – l’intero Friuli e mezzo Veneto – e una rotta catastrofica che, con la dissoluzione dell’intera 2^Armata, quasi dimezzò l’esercito comandato da Luigi Cadorna. Nel suo saggio Patrizio mette a frutto le più recenti ricerche e la più classica della letteratura storica disponibile.
Patrizio Cazzaro è nato a Venezia nel 1945. E’ stato ufficiale di marina e Capitano di Lungo Corso, poi progettista di navi presso la Fincantieri di Venezia che si occupava della costruzione di grandi navi. Ha coltivato interessi letterari (Pirandello, Goldoni) non meno che musicali (Giuseppe Verdi, Mozart, Chopin) e storici.  Ha scritto un saggio su Pirandello e altri due sulla Grande Guerra.

Sabato 11 febbraio – ore 16 – Loggetta
Roberto Valandro, Gli ebrei a Monselice: tessere ricolorite di un mosaico incompleto. Monselice 2016. Presenta l’autore.
Nel suo saggio Roberto Valandro delinea un duplice e mosso ritratto storico-narrativo inserendo il tema principale, spesso drammatico se non tragico per l’olocausto dell’ultima Guerra Mondiale, nelle articolate e spesso complesse vicende della Città della Rocca a partire dal 1303 fino agli anni a noi vicini. Nell’ormai lungo cammino di divulgatore di storia e di storie l’Autore aveva sì compreso che Monselice si era incontrata con gli Ebrei, senza tuttavia indagarne la vicenda in maniera così ampia e stimolante come nel presente saggio. Ne è uscita infatti un’opera in cui il millenario mondo giudaico si è calato anche nello spazio nostrano con una presenza nient’affatto trascurabile grazie ad alcuni esponenti che si sono fatti concittadini per periodi più o meno lunghi, giocando a volte un ruolo di protagonisti e condividendo, nel bene e nel male, le sorti dell’intera Comunanza monselicana.
L’autore è nato a Montagnana nel 1942. Ideatore di premi letterari, di mostre d’arte e documentarie, cofondatore di gruppi culturali e di volontariato, biografo e scrittore, ha al proprio attivo una densa e ininterrotta produzione cronistorica atta a valorizzare il patrimonio paesaggistico, artistico, culturale e umano di Monselice e dell’intera Padovanabassa tra Adige e Colli Euganei.

 

Sabato 18 febbraio – ore 16 – sala del consiglio comunale
Sbaragliate dalla Barbie.  Splendore e decadenza delle bambole di Monselice  in “Terra e Storia” n.9 (2016) Cierre Edizioni. Presenta Francesco Selmin
L’articolo di Giuseppe Franchini,  pubblicato sul n. 9 della rivista “Terra e Storia” diretta da Francesco Selmin, rappresenta un primo profilo storico della produzione delle bambole a Monselice, in particolare della vita della “Effe Bambole Franca”, la più importante azienda del settore, attiva da metà degli anni cinquanta a metà degli anni Ottanta. Si tratta di un contributo che ricostruisce soprattutto gli aspetti tecnologici della produzione. Si ricorda tra l’altro l’apporto di Guido Bosello, che studiò gli stampi per il meccanismo camminante racchiuso nel busto della bambola e brevettò la “camminante a mano”. Qualche anno dopo un altro miglioramento: la bambola camminava muovendo anche la testa. Di grande interesse è anche il prezioso corredo fotografico. Dalla testimonianza di Giuseppe Franchini, pur nella sua parzialità, viene una sollecitazione, quanto mai opportuna, ad avviare un’indagine storica non solo sulla produzione delle bambole, ma anche su tutto il distretto monselicense del giocattolo e più in generale sulla storia dello sviluppo industriale nella seconda metà del novecento.
Giuseppe Franchini è nato in provincia di Cremona nel 1944, da una famiglia di artigiani. Ha frequentato le scuole tecniche trovando subito occupazione presso la ditta ‘Furga’ di Canneto sull’Oglio, la più grande e rinomata industria di bambole italiane con oltre 1000 dipendenti. Nel settembre 1967, venne contattato dal titolare della ditta ‘Bambole Franca’, assumendo la responsabilità dell’intera produzione delle nascenti ‘Bambole Fini’ e dello stampaggio delle bambole economiche e successivamente di tutte le attività della ditta fino alla chiusura avvenuta nel 1987.

 

Sabato 25 febbraio – ore 16 – Loggetta
Resio Veronese. Per un diario a Memoria. Versi e immagini
Presentano  e commentano Lucio Merlin e Roberto Valandro
Resio Veronese  presenta un impegnativo diario, in versi e per immagini, usando dialetto e italiano, nell’intento, riuscito, di raccontare la vita di ieri tra campi e natura, le cui preziose reliquie sono state raccolte e conservate nel Museo etnografico allestito presso la sua fattoria didattica “Le Saline” di Sant’Elena, fino al 2015 vero e apprezzato agriturismo. Qui la prima accoglienza è affidata a un manipolo di cagnotti che ti corrono incontro inoffensivi, abbaiando quel tanto che basta per far comparire i padroni di casa, la moglie Emma e Resio. La porta si apre su una capace sala con a lato, troneggiante, un ampio focolare, promessa di un fuoco amico nelle nebbiose serate invernali. E’ questo il cuore palpitante delle piccole storie del libro, storie narrate fino a ieri bocca a bocca e inverate negli oggetti che trasmettono il respiro solenne dell’operare contadino accanto agli innumerevoli, umili gesti che condivano le giornate. La partecipata rivisitazione di attrezzi e personaggi ricrea così l’esistere di nonni e bisnonni collocato in una realtà sconosciuta ai ragazzi di oggi, votati al computer e al telefonino. Queste cose, adesso mute, sono proprio il fisico tesoro parlante di un dialetto in gran parte estinto, idoneo ad esprimere, con infinite sfumature, quanto necessario al pur complesso vivere di tante generazioni. Ed è questo il senso della fatica letteraria di Resio: restituire un po’ il profumo e le voci di quei mondi ormai lontani.
Resio  Veronese è nato a Monselice nel 1943 in una famiglia patriarcale. Autodidatta, già nella prima fanciullezza amava comporre pensieri poetici e filastrocche, un’istintiva passione che ha coltivato nella piena maturità partecipando con successo a vari concorsi poetici e pubblicando due opere: L’Upio (2009) in versi, e L’Uomo della Bassa (2012) in prosa.

 

Sabato 4 marzo – 0re 16 – Loggetta
Andrea Augusto Tasinato. Anima infetta. Monselice, Herkules Books 2016.
Presenta Paola Goisis
Filiberto de Bellis è un ragazzo incline al lavoro, professionalmente preparato, scaltro e istintivo, oltre ad essere ricchissimo. Sfruttando l’intuito e una malizia ereditata per via materna, impara velocemente le dinamiche del mercato nel settore della sicurezza informatica. Carlos, il suo principale cliente, è uno degli uomini più influenti del mondo. La vicinanza a quest’uomo senza scrupoli permette a Filiberto di toccare con mano le sfaccettature più oscure del business delle case farmaceutiche, le quali prima costruiscono i virus, poi li diffondono tra la gente ed infine immettono sul mercato i relativi vaccini. Un virus manipolato, di nome Kali, alimenta il profitto della morte. L’intreccio tra il fanatismo islamico rappresentato dai Jihadisti e la Dea della Morte, ideatrice di Kali, spezzerà la vita di tantissimi innocenti. Filiberto scopre colei che si nasconde dietro la famigerata “Dea della Morte”. Greta, giovane ed affascinante ricercatrice, un tempo amante di Carlos, riuscirà a formulare l’antidoto in grado di annientare Kali. Non fidandosi più di nessuno, Filiberto e Greta cercano un partner al quale rivolgersi per poter sviluppare tale scoperta e proteggersi dagli uomini dell’Isis che vogliono ucciderli. Don Mauro, mafioso vecchio stampo, amico di famiglia di Filiberto, tende una mano ai due non certo per amore paterno ma per aver fiutato un affare milionario. Li fa volare a Bogotà. I sicari dell’Isis preparano e sferrano un attacco dinamitardo alla casa farmaceutica Macfreys dove Greta e Filiberto stanno lavorando per la formulazione del vaccino. I due riusciranno a salvarsi? Kali verrà debellata definitivamente? Chi saranno i vincitori e i vinti di questa rocambolesca spy story?
Andrea Augusto Tasinato è nato nel 1968 a Monselice, dove risiede. Da anni coltiva la passione per la scrittura e per la letteratura privilegiando il romanzo con l’analisi introspettiva dei suoi personaggi resa possibile anche attraverso un continuo confronto con medici e psicologi. Ha già pubblicato: Desiderio nascosto (2007), Gli Spiriti dell’amore (2009)  e L’inganno del cuore (2013).

 

Sabato 11 Marzo – 0re 16
Dalle Tesi di laurea alcune proposte per potenziare l’offerta turistica monselicense. Relatrici Angelica Bassan e Francesca Spagna. Presenta Riccardo Ghidotti
Ai Premi Brunacci 2016 hanno partecipato, tra le altre, due tesi di laurea assai interessanti che trattano  particolari aspetti del turismo monselicense. Sono studi originali che nascono nelle aule universitarie con la mediazione di qualificati docenti. Le proposte sono spesso innovative e in alcuni casi vengono presentate soluzioni, già collaudate in altre realtà europee, che potrebbero essere sperimentate anche nel nostro territorio.
La prima tesi è frutto dello studio di Angelica Bassan dal titolo:  Promuovere un turismo di qualità. Strategie per rivalutare il ruolo della navigazione nelle acque interne tra Padova e Monselice – relatore il prof. Francesco Vallerani. Angelica analizza e studia  i luoghi che potrebbero incrementare o favorire il turismo locale, privilegiando quelli legati alle vie fluviali locali. I canali nel suo progetto diventano un filo conduttore per esplorare la rete fluviale esistente tra Monselice e Padova nel tentativo di farli diventare un percorso turistico in grado di unire le bellezze architettoniche locali.
La seconda è stata realizzata da  Francesca Spagna con il titolo, Guida della città di Monselice  della scuola primaria “Giorgio Cini”: Geschichte des Projektes und Ubersetzung des Minireisefuhrers – relatore prof. Dagmar Winkler.  Francesca  propone una traduzione in lingua tedesca di una mini guida per ‘piccoli turisti’ realizzata dagli alunni della scuola primaria Giorgio Cini di Monselice. Il lavoro dei bambini – che potrebbe essere tradotto in varie altre lingue – diventa un tour alternativo a quello ufficiale nel quale vengono valorizzati aspetti meno noti dal punto di vista culturale monselicense, ma capaci di attirare l’attenzione e la curiosità dei piccoli visitatori di altre nazioni che a centinaia visitano la nostra Città accompagnati dai loro genitori.
I lavori delle due giovani ‘dottoresse’ contengono preziose proposte operative che meritano la nostra attenzione e l’approvazione delle Autorità preposte alla pianificazione turistica locale.