Nonostante il grande caldo, ci siamo ritrovati in tredici per discutere Il fiume sono io, con la graditissima presenza dell’autore Alessandro Tasinato.
L’incontro si è aperto con l’introduzione di Ornella, che ha evidenziato come la vera protagonista del romanzo sia la Rabiosa, il fiume Fratta-Gorzone, ancora oggi considerato uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Italia. Attraverso la figura di Nino, alter ego dell’autore, il libro racconta non solo una vicenda personale, ma anche una parte significativa della storia del Veneto e delle trasformazioni che hanno interessato il territorio negli ultimi decenni.
Tra gli aspetti più apprezzati dal gruppo vi è stato il linguaggio, ricco di termini dialettali e immagini evocative. Parole come magòn, reon e pertica assumono nel racconto un valore simbolico, diventando metafore della vita, del potere e della società contemporanea. Pur nella forma del romanzo, l’opera si presenta anche come una narrazione della storia locale: dall’inquinamento prodotto dall’industria conciaria alla costruzione della Valdastico Sud, il territorio diventa parte integrante della vicenda.
Alessandro Tasinato ci ha raccontato la lunga genesi del libro. Nato nel 2006 come progetto di saggio, pensato per rendere omaggio al fiume che lo ha accompagnato nella crescita, il testo si è trasformato in romanzo nel 2009, durante un viaggio in Madagascar, quando i ricordi dell’infanzia hanno trovato una forma narrativa compiuta.
Nel corso della discussione è emersa con forza la dimensione politica dell’opera, percepita come una denuncia sociale e ambientale. Alla domanda sul carattere autobiografico della storia, l’autore ha confermato il profondo legame tra la propria esperienza personale e quella del protagonista.
Molto apprezzata anche la creatività linguistica di Tasinato, evidente sia nelle parole inventate – come rabiosozoico e palazzozoico – sia nella costruzione di figure simboliche come il Tenca, emblema di un sapere pratico e concreto che molti di noi hanno sentito particolarmente vicino. Ci hanno colpito inoltre le numerose metafore disseminate nel testo, dall’ailanthus alla grande azienda Framework, e le pagine più poetiche, come quelle dedicate all’incontro tra il fiume e il mare.
Diversi partecipanti hanno riconosciuto nel percorso emotivo di Nino una riflessione ancora attuale. Se oggi siamo sempre più consapevoli delle emergenze ambientali, troppo spesso restiamo spettatori anziché protagonisti del cambiamento. Da qui è nata una riflessione sulla circolarità che attraversa l’intero romanzo e sul contrasto tra sacralità e profanazione che emerge nei luoghi, nei rituali e nelle relazioni raccontate.
L’attenzione si è soffermata anche sulle due principali figure femminili: la Rabiosa, che nel corso della narrazione assume significati diversi – madre, compagna, sposa – e Anna, compagna di vita e di ideali del protagonista.
Un ultimo approfondimento ha riguardato il linguaggio e la struttura del romanzo. Abbiamo osservato come nel ventunesimo capitolo Nino manifesti una piena maturazione personale e come il riferimento alla matrice SWOT possa essere interpretato come una chiave di lettura dell’intero percorso narrativo.
L’autore ci ha inoltre spiegato quanto sia importante per lui la musicalità della scrittura. Durante il lavoro di editing ha difeso alcune scelte sintattiche proprio per preservare ritmo e sonorità del testo. Questa attenzione è stata riconosciuta da molti lettori nella fluidità della lettura e nella presenza costante di un andamento quasi musicale. Anche l’ironia, come ci ha raccontato Tasinato, rappresenta uno strumento essenziale della sua scrittura.
Abbiamo concluso l’incontro con una valutazione molto positiva del romanzo: un’opera coinvolgente, ben scritta e capace di parlare al presente attraverso la memoria del passato. Un libro che risveglia ricordi personali e invita a riflettere sul rapporto tra uomo, ambiente e territorio. Alcuni partecipanti hanno osservato come meriterebbe di essere proposto anche nelle scuole, per aiutare le nuove generazioni a conoscere il mondo che c’era prima e a interrogarsi su ciò che il tempo ha trasformato o cancellato.
