La giovinezza che divora l’anima
Citazione (p. 47)
Per quanto vecchia, e priva del suo prestigio mondano, Gladys era ancora bella: il tempo l’aveva sfiorata a malincuore, con mano cauta e gentile, alterando appena le linee di un volto in cui ogni tratto sembrava amorevolmente modellato, accarezzato con tenerezza. Il lungo collo bianco era rimasto intatto; solo gli occhi, che niente può ringiovanire, non brillavano più come un tempo e il loro sguardo tradiva la prudenza ansiosa e stanca dell’età. Ma chi la vedeva quando abbassava le belle palpebre poteva riconoscere in lei la fanciulla al suo primo ballo, a Londra, dai Melbourne, in una lontana e magica sera di giugno.
Nel salone dei Melbourne rivestito di legno bianco, con i rigidi divanetti di damasco rosso, le strette specchiere incassate nelle pareti avevano rimandato l’immagine della frangetta d’oro sulla fronte bianca e degli scintillanti occhi neri di una ragazzina minuta, ancora un po’ gracile e selvatica, che nessuno conosceva e che si chiamava Gladys Burnera.
Intro
Bentornati su “La Strada di Mattoni Gialli”,il podcast che accende la miccia della curiosità e trasforma ogni pagina in un’avventura. Se pensate che leggere sia un’attività solitaria, vi sbagliate di grosso: qui siamo una squadra di esploratori, pronti a saltare tra le pagine e a condividere con voi scoperte, pensieri e… qualche sana divergenza di opinioni. Preparatevi a un viaggio che non dimenticherete e dura solo il tempo di un caffé!
Introduzione
Oggi parliamo di un libro che ha diviso tantissimo i nostri lettori: “Jezabel“ di Irene Némirovsky. In passato avevamo già affrontato “I doni della vita” della stessa Némirovsky, questa volta, invece, ci siamo scontrati con “Jezabel”. Due mondi completamente diversi, e se non fosse stato per il nome dell’autrice, avremmo fatto fatica a riconoscere che entrambe le opere sono scritte dalla stessa mano. Ma, come vedremo, la Némirovsky è una di quelle scrittrici che sa trasformarsi e spaziare tra stili, registri e storie. Sì, è proprio una supereroina della scrittura, e lo dimostra anche in questo romanzo.
La lingua di Némirovsky: asciutta, fluida e potente
La prima cosa che dobbiamo assolutamente sottolineare è la lingua di Irene Némirovsky. Questo romanzo, come tanti altri suoi, è scritto in modo asciutto, ma fluido, preciso, eppure ricco. Non c’è una parola che non abbia il suo peso, e la traduzione rende giustizia a questa scrittura incisiva e profonda. Insomma, cari lettori, preparatevi: “Jezabel” è una di quelle letture che vi rimarranno addosso, un po’ come quando mangi una pizza davvero buona e poi continui a pensarci per giorni (beh, forse non è proprio la stessa cosa, ma ci siamo capiti, no?).
La protagonista: Gladys, una donna odiosa, ma non solo
Ok, ora parliamo della protagonista. Gladys. Ah, Gladys. Se pensavate che non fosse possibile odiare un personaggio tanto quanto amarlo, beh, con lei ci siamo quasi. È una donna superficiale, incapace di accettare la vecchiaia, una sorta di ossessione per la giovinezza che la porta a compiere delle azioni davvero discutibili. La sua caratteristica principale? L’assoluta mancanza di empatia e una totale dedizione alla sua immagine; il suo aspetto è l’unica cosa che conta davvero. Siamo di fronte a una persona che sarebbe disposta a tutto pur di restare giovane, e questo, purtroppo, la rende… beh, un po’ insopportabile.
Vi dirò la verità, avremmo tanto voluto vederla cambiare, evolversi, trovare una sorta di redenzione finale. Ma, già dai primi capitoli del libro, quando si fa luce su alcuni momenti cruciali, ci rendiamo conto che Gladys rimarrà sempre la stessa, fino alla fine. È una protagonista che rimane coerente con se stessa e con la sua ossessione per la giovinezza. Insomma, niente “felici e contenti” per lei.
Il rifiuto della vecchiaia: un tema sempre attuale
E qui arriviamo a un tema che è ancora molto attuale: il rifiuto della vecchiaia. Ormai siamo bombardati da pubblicità che ci dicono di non invecchiare mai, di essere sempre giovani, freschi e pieni di energia. Persino nelle apparenze sociali, la vecchiaia è un po’ un tabù. Ebbene, se dopo aver letto “Jezabel” vi sentite un po’ più consapevoli di quanto la società ci spinga verso il “non invecchiare mai”, beh, non siete i soli. Dopo aver letto il libro, molti di noi hanno fatto un autoesame e si sono accorti che il termine “vecchio” ha, a volte, una connotazione negativa. Quindi, sì, possiamo dirlo: forse useremo “vecchio” con un po’ più di parsimonia, ma sempre con la nostra ironia che non guasta mai.
La libertà della scrittura di Némirovsky
Una riflessione finale riguarda la scrittura della Némirovsky. Lo sapete, no? Irene Némirovsky è morta prima che i suoi libri venissero pubblicati. Questa è stata, paradossalmente, una grande libertà per lei, perché non ha dovuto piegarsi a logiche editoriali o di mercato. E forse è proprio per questo che nei suoi libri troviamo una tale varietà di stili e di registri. Non c’era nessuno che le dicesse cosa fare o come scrivere, e questa indipendenza le ha permesso di esplorare tutte le sfumature dell’animo umano.
“Jezabel” e “I doni della vita”: due facce della stessa medaglia
Infine, dobbiamo dire che i due libri di cui abbiamo parlato in questo episodio e in uno degli scorsi episodi sono praticamente agli opposti. Da una parte, ne “I doni della vita” troviamo una storia che, pur immersa nel contesto negativo delle due guerre mondiali, è positiva, grazie alla forza del legame tra i protagonisti. Dall’altra, “Jezabel” ci porta a esplorare il lato oscuro dell’animo umano, ma in un contesto storico-sociale che potrebbe sembrare più favorevole: la borghesia francese del XX secolo, che appare, almeno in superficie, “positiva”. Ma, come ben sappiamo, la realtà è ben più complessa e meno “chirurgicamente perfetta” di come appare.
Conclusione
Che ne pensate di Gladys e della sua ossessione per la giovinezza? Vi è piaciuto il libro o avete fatto fatica a sopportarla come protagonista? Questo libro ci ha talmente divisi che vorremo conoscere altre opinioni per poter decretare i vincitori fra le due fazioni di ultras della lettura!
Outro
E anche questa volta abbiamo raggiunto la fine del sentiero, ma non preoccupatevi: ci sono sempre nuovi libri da scoprire lungo la Strada di Mattoni Gialli! Se questo episodio vi ha fatto venire voglia di correre in biblioteca (o di riaprire quel libro che aspettava paziente sul comodino), condividetelo con altri sognatori come voi. E se volete restare aggiornati su tutte le nostre avventure letterarie, seguiteci sui social: tra un post e l’altro, vi aspettano curiosità, consigli e qualche spoiler innocente. Grazie per essere stati con noi, e ricordate: ogni libro è un viaggio, e ogni viaggio è meglio se fatto insieme. Alla prossima puntata!
Ringraziamo Giovanni per aver prestato la sua voce per questo episodio.